Wednesday, 19 August 2009

Due anni

Pensavo il parto fosse il momento più duro.
Poi sono arrivati i capricci.

E pensare che me lo dicevano tutti. "Che bimbo determinato, chissà cosa farà a due anni..."
oppure: "Questo è nulla, aspetta che abbia due anni..."
Io annuivo e in silenzio pensavo "...certo certo, ma non il MIO bimbo. Noi abbiamo un rapporto diverso, basato sul dialogo e sulla comprensione..."

Ecco, ora Ettore ha due anni.
Non c'è stato un cambiamento immediato, più che altro è stato un processo graduale che si è protratto negli ultimi sei mesi.
Credo sia successo così: ogni volta che lasciavo Ettore da solo per fare la spesa, o farmi una doccia, o quando mi giravo per cucinare la cena mentre lui giocava, dei piccoli omini invisibili sostituivano la personalità del mio angelo biondo dagli occhi blu con quella di un tricheco di duecento chili con un riccio di mare infilzato nella coda.
Il fatto è che esteticamente non è cambiato affatto. Forse è ancora più bello.
Un cherubino idilliaco, nel quale si è reincarnato il male.
Come un film dell'orrore degli anni '80.

Le nostre giornate trascorrono sempre allo stesso modo.
Ettore gioca a fare la pelle d'orso. Si stende in terra, urla, scalcia, batte i pugni e si lamenta di quanto sia ingiusta la vita.
La vita è ingiusta perché bisogna lavarsi le mani, mettersi i pantaloni, uscire per andare al parco, restare al parco, tornare dal parco, mangiare le verdure, mangiare i biscotti, andare a dormire, svegliarsi, cambiare pannolino, usare il vasino, andare in bici, andare in monopattino, correre, stare fermi... Insomma fate voi, ogni scusa è buona per mandarlo fuori dai gangheri.
All'inizio cercavo di calmarlo ed intervenire, ma ne ho ricevuto solo lividi di vari colori e misure. Prima di far intervenire la polizia per presunte violenze domestiche, ho deciso che è meglio assistere in silenzio da una distanza di sicurezza a queste scenate.
Ora porto sempre con me una sedia, una frusta ed un cerchio di fuoco.

Uno de capricci classici di Ettore consiste nel sedersi a tavola, mangiare fino ad essere sazio e poi cominciare a sparpagliare il cibo per la stanza. A questo punto io sono solita avvertirlo che con il cibo non si gioca, se non mangia porto via tutto e lui fa altro.
Visto che lui ovviamente non smette, io porto via il piatto. E qui comincia il delirio favorito dei vicini.
Il Rennino comincia a gridare come un'aquila a caccia (e per fortuna in italiano) "ETTORE MANGIA! ANCORA MANGIA! DATE CIBO ETTORE! ETTORE FAME! ANCORA MANGIA ETTORE!".
Non cerco nemmeno di giustificarmi, tanto si vede lontano un miglio che mio figlio è un bimbo denutrito.

Poi bisogna andare a letto.
Ci si lava, si fa pipí, ci si mette il pigiama e il pannolino e si va nel letto dove la Renna gli legge una storia prima di spegnere la luce.
Solo che:
Già che si lava il Rennino ne approfittiamo per rinfrescare tutto il bagno.
La pipí non la si fa nel vasino o nel water, direttamente sul pavimento quando non guardiamo.
Mentre mettiamo la maglia del pigiama, lui si toglie i pantaloni e viceversa.
Non vuole essere toccato dal padre, solo la mamma può cambiare il pannolino. ...così puó tirarmi calci in pancia mentre cerco di chiuderglielo.
La storia ve letta mentre lui ha il libro in mano e guarda le figure di una pagina non corrispondente a quello che si sta leggendo.
Ed infine l'apoteosi... questa volta in finlandese, con gran gioia dei vicini: appena si chiude la porta e si spegne la luce, dall'oltretomba una voce per nulla cavernosa ma proveniente da polmoni allenati comincia ad urlare frasi che in italiano avrebbero il seguente significato: "NO NANNA! ETTORE È CADUTO DAL LETTO! ETTORE SI È FATTO MALE! FATEMI LE COCCOLE! PAPÀ, MAMMÀ! FATEMI LE COCCOLE! ETTORE È CADUTO"
Salvo aprire la porta per trovare Ettore seduto sul letto bello come il sole e sussurrante "Coccola? Si?"

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